Le Terme

Tre sono le sorgenti di acqua con proprietà terapeutiche presenti nel territorio di Tolentino: la medio-minerale litiosa della sorgente di S. Lucia, presso le Terme; la sulfurea e la salsobromoiodica, in località Rofanello a qualche chilometro dal centro abitato.

La più antica notizia dei Bagni di Rofanello si ha da una pergamena del 1337; nel 1380 una “concordia” emessa dal podestà di Tolentino definisce l’appartenenza di tali acque che alcuni abitanti di Caldarola e la Comunità tolentinate si contendevano per l’estrazione del sale.

Ma questa non era l’unica loro utilizzazione: nel 1455 ci si lamenta che l’acqua non è sufficiente alla “moltitudine dei forestieri” che vi affluisce a scopo di cura, tanto che mezzo secolo dopo (1507) si delibera di costruirvi un albergo “per la comodità dei bagnanti”.

E che l’uso delle acque fosse ormai esclusivamente curativo è confermato da una delibera del 1583.

È di questo periodo il trattato De Thermis (1587) di Andrea Bacci, archiatra di Sisto V, che esamina ed enumera le caratteristiche chimico-fisiche e le diverse attività terapeutiche di tali acque.

Le loro qualità non sfuggono neppure a letterati e poeti come il Filelfo, che definisce Tolentino “luogo insigne per fonti e fiumi, per i saluberrimi bagni e le sorgenti”:  locus certe fontibus et amnibus, saluberrimis balneis atque salis venis insignis (Epistulae, 1502), o come Francesco Panfilo che ne loda le proprietà nel poema De laudibus Piceni (1575).

Non a caso sul culmine della collina che divide le sorgenti sulfuree da quelle salsobromoiodiche, nel secolo XVI fu innalzata la chiesina, ancora esistente, intitolata a S. Rocco, protettore dalla peste, che sostituì, forse, quella intitolata a S.Maria de balneo.

Da ciò si può dedurre che tali acque venissero impiegate a scopo preventivo o terapeutico anche in occasione di gravi epidemie.

La continuità dell’uso dei bagni è sottolineata dai frequentissimi restauri degli impianti – dei quali ora non si scorgono se non scarsissime tracce – come testimoniano le delibere consiliari fino al secolo XIX.

Analisi più rigorose, seppure in rapporto alle conoscenze ed ai metodi sperimentali di ricerca di quel tempo, furono condotte e pubblicate nel 1784 dal dottor Massimo Moreschini da San Ginesio, seguìte, un secolo dopo, da quelle ben più accurate del tolentinate Saverio Santini.

Bisognerà tuttavia giungere fino al 1961 perché i professori Federici e Palumbo diano i primi seri risultati delle ricerche sull’acqua salsobromoiodica di Rofanello, definendo i suoi effetti paragonabili, in alcune applicazioni, a quelli delle acque di Salsomaggiore.

Da alcuni decenni le acque sulfuree e salsobromoiodiche vengono utilizzate presso il complesso termale di S. Lucia insieme alle acque mediominerali litiose radioattive della sorgente omonima; anche dell’uso di questa si hanno testimonianze antiche: chiamata dell'”Acquacece”, già prima del 1523 essa costituiva elemento di controversia tra gli abitanti di San Severino e i Tolentinati.

Tratto da: Giorgio Semmoloni (a cura di), Tolentino. Guida all’Arte e alla Storia, Comune di Tolentino – Accademia Filelfica, 2000

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